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monkey

Random thoughts

Ultimamente ho parecchia voglia di scrivere.
Avrei moltissimi argomenti di cui parlare, ma le mani mi fanno ancora male.
Fortuna che la tendinite e' in via di guarigione.

Mi sforzo questa notte perche' c'e' una cosa che mi assilla.
Volevo lasciarne traccia qui... scaricarla.

Negli ultimi mesi ho attraversato un periodo un po' negativo... hmmm... molto negativo.
Oltre alle magagne fisiche, ho accusato il colpo per situazioni e pensieri messi da troppo tempo in attesa.

Durante questa epopea di cazzi miei sono stato piu' volte messo "sotto accusa", per le ragioni piu' disparate.
Le piu' sono giunte da persone amiche, che hanno trovato per me gli appellativi piu' sconfortanti.

Il festival del "pensavo che".

Parereri, azioni o preferenze sono diventati di volta in volta causa di litigi e/o allontanamenti.
Non stavo al mio posto, non capivo il mio posto, male interpretavo il mio posto o semplicemente non ne avevo uno.

A conclusione di queste molte vicende, ho ricevuto da ciascun protagonista uno dei seguenti trattamenti di fine rapporto:

- silenzio
- risate
- far finta di nulla

Onestamente non sono arrabbiato... sono semplicemente esterrefatto.

MAI nessuno che si sia scusato.
MAI nessuno che si sia dimostrato dispiaciuto di avermi ferito inutilmente.
MAI un "mea culpa".

Potrei produrmi in acrobatici copincolla e ricostruzioni di conversazioni reali o telefoniche, ma sarebbe tutto tempo perso.

Aggettivi come freddo, iperrazionale, calcolatore, illuso, insensibile e arrogante si sprecano.
Sostantivi come coglione o stronzo annegano le congiunzioni.
Affermazioni come "mi hai deluso", "ti credevo diverso", "pensa a quello che dici", "non hai emozioni" o variazioni sono il polistirolo d'imballaggio dei miei ricordi.

Tutta roba detta senza eccessiva cattiveria... solitamente senza nemmeno un esempio o dimostrazione a valle.
Detta cosi'... perche' sfogarsi fa bene... e poi io non me la prendo mica!
Detta perche' le mie conclusioni dovrei tenermele per me... che, si, grazie, ho ragione... pero' tanto si fa ancora alla vecchia!
Detta perche' io "devo imparare a chiedere".

I miei sentimenti possono TRANQUILLAMENTE andare a farsi fottere... who cares!

Forse ha ragione Jude nel dire che dovrei trovare un "diverso canale di comunicazione".

Mi si capisce benissimo... soltanto che e' troppo facile travisare un passaggio alla bisogna ed utilizzarmi come sparring partner.
Trascinarmi nel baratro.

Visto che nessuno ricorda mai un cazzo finche' non glielo ricordo potrei provare con i tatuaggi, tipo Memento.
Visto che nessuno si fissa mai in testa tutti i passaggi potrei provare con la scultura, nel marmo, a colpi di minchia.
Visto che nessuno sembra riscontrare emotivita' nei miei pensieri, potrei provare con Origami o Ikebana... magari persino l'uncinetto.

Bah...

E' un po' che mi faccio i cazzi miei se non vengo interpellato e gia' tre persone me lo hanno fatto pesare.
Non notare, ho scritto proprio pesare.

Sara' il loro modo di comunicarmi che il mio atteggiamento li lascia straniti... sai te?
Sono estremamente perplesso... per nulla incazzato o amareggiato, soltanto perplesso.

Alle volte ho l'impressione di scivolare nella tetra ombra proiettata dalle loro vite piene di doveri, obblighi e vicoli ciechi.
Mi sento una fastidiosa interferenza... quell'anomala camicia che non va con niente del guardaroba e pertanto DEVE restare nell'armadio lontana da occhi indiscreti.

Quella che non la dai via perche' ti dispiace e qualche volta la stiri.
Che quando siete tu e lei ti dici che ti piace, ma quando ne parli con gli altri ci ridi sopra e ti inventi cose... tipo che te l'hanno regalata... che non la volevi... che la tieni solo per non offendere.
O che non esiste.
Tanto e' solo una camicia.

Mi sento usato come una commodity, qualcosa di sostanzialmente superfluo e sicuramenre inutilizzato... spesso umiliato...
Non e' umiliazione vera, ma se mi guardo con gli occhi di chi mi "possiede", la cosa mi ferisce.

A differenza di un capo di vestiario, una persona non resta "nell'armadio" perche' deve... lo fa per scelta.
Se questa scelta non ha nessun valore, forse sono davvero io che sbaglio nel mettermi a disposizione.


Vabbe'... questi sono i miei pensieri negli ultimi giorni. Traetene voi le conclusioni, se volete... sleep calls.

Comments

Conosco gran parte delle sensazioni che descrivi, da entrambi i lati.
A ulteriore riprova che il mondo non suona una sola campana e che spesso non ci accorgiamo di recitare con uno la stessa parte che ricusiamo in un altro.
Non esiste che la filosofia (una, forte, convincente) ed un silenzio "sorridente" per scavalcare la crisi... se non ti trovi in stato di necessità e quindi non dipendi da loro.
Stai lontano dalla loro hit parade del capro espiatorio: ci si mette un attimo a diventare un paria.
Stai lontano e mostra loro una felicità contenuta ed una disponibilità parziale: si scremeranno da soli.
I tempi cambiano, i meriti variano, le mode si avvitano: per chi ha un briciolo di personalità la vita è una sinusoide, ma l'esperienza aiuta a smussare l'amarezza :)
mi accodo a quello che dice stefanos e lo condivido fino all'ultima parola.
e aggiungo, sei in gamba.
:)
forza bello, che ti aspetta un tutto nuovo e meno suca, ;D
LOL!!! :D

Ti rimando alla risposta che ho dato a lui... in realta' a me non dispiace affatto il mio acquitrino.

Mi fa sentire a casa! ;-)

Thankz...
Io e te ci conosciamo poco... credo che il mio post sottintendesse un po' troppe cose.

Innanzitutto ti ringrazio per il commento.

In realta' io non vivo nessuna crisi... sono semplicemente sbigottito da quanto le persone attorno a me possano ignorare il principio di causa ed effetto. Uno sbigottimento assolutamente positivo ed indagatore... :-)

La vita - concettualmente - e' la risultante di una serie di sinusoidi... un casino multidimensionale dalla difficile scomposizione.
Non e' imprevedibile, ma e' sicuramente difficile da anticipare.

La difficolta' d'analisi aumenta esponenzialmente con il coinvolgimento all'interno delle sinusoidi stesse, perche' viene a mancarti la visione d'insieme.
Difficolta' che culmina quando la vita e' la tua.

Quella di tanti individui - purtroppo, dico io - e' soffocata da poche portanti che surclassano il segnale delle altre sinusoidi, rendendone i corsi e ricorsi sconfortantemente uguali gli uni agli altri.

Se vuoi bene a qualcuno, vale sempre la pena di filtrare il segnale e far caso ai dettagli, anche a rischio di sovraccarico.

E' un rischio che corro volentieri.

Non so perche', ma lo corro volentieri. :-)
è vero, ci conosciamo poco e forse l'ho fatta troppo facile :)

non disponendo nemmeno di un diploma della scuola radio elettra non sono sicuro di aver compreso bene portanza ed importanza di tutto quanto... ma credo di esserci andato vicino.

quanto basta per dirti che, sì, anch'io corro volentieri questo genere di rischi :)
LOL! Ok... la prossima volta allego le dispense! ;-)

Thanks for the post friend.

In G'oh's hands

Posso solo dirti che forse questo è il progetto di G'oh... o forse no... sempre che G'oh oggi abbia voglia di avere o no un progetto... sempre che oggi G'oh abbia voglia punto e basta.
Keep the faith Bro... and Keep it real... Controllalo!
G'oh!
L’amicizia, ha dei parametri ben precisi da rispettare. In quanto tale, non può permettersi di giudicare, tanto meno di abbandonare.

Certo, puo' non farsi scorgere, ritirarsi per lunghi periodi, perdersi all’interno dei suoi stessi problemi, e dannarsi per questo.

Puo' avere alti e bassi, o scivoloni eclatanti, perche' ben sappiamo che la perfezione e' un’utopica speranza.

Può anche risponderti a monosillabi o addirittura non farlo affatto, ed accennare solo un sorriso.

Ma l’abbandono non è concepibile.
Devi sempre poter contare sulla sua, seppur tacita, presenza.

Arrivera' il momento in cui le idee non saranno condivisibili, o la rabbia che si avra' di fronte fara' paura...o semplicemente ci sarà quell’attimo in cui non si riuscirà a capire il perche'.

Ma questo non importa. Altri tempi arriveranno per chiarimenti e confronti.

Quando un amico chiede aiuto devi solo saperlo stringere ed avvolgere nella sicurezza.
Quella della tua presenza.

Oltre questo nulla e' accettabile. Non piu'.

Non sono proprio d'accordo.

Magari e' solo questione di capirsi, ma come sai ho una latente forma di autismo linguistico che non mi permette di lasciar correre... ;-)

Essendo la manifestazione di un personale sentimento, l'amicizia non puo' avere parametri.
Non serve il permesso o l'approvazione per essere amico di qualcuno.

Anche se ti odia... anche se per lui o lei la tua amicizia e' "insufficiente".

I parametri costringono le persone ad uniformarsi a modelli di comportamento.

Che e' esattamente quello che accade.
Che e' esattamente quello che mi lascia sbigottito.
Che e' esattamente quello che lascia l'amaro in bocca e fa saltare i rapporti.

L'amicizia naturale viene dimostrata in modo personale: ognuno la manifesta nei modi e nelle estensioni che gli sono propri.

Chiedere di piu' o anche solo imporre delle boe condurra' sistematicamente ad un collasso.
Persino la presenza puo' essere un requisito insostenibile, tanto piu' che non e' necessario esserci per essere amico.

L'amicizia non e' il sacrificio di se in favore di un rapporto. E' una condizione.
Confronti e scontri non sono condizioni ostative all'amicizia, tutt'altro.

La sicurezza e il silenzio cullante sono antidolorifici pericolosi... tane dove nascondersi quando le cose vanno male.
E ti dimentichi che vanno male.

Quando un amico chiede aiuto e tu no, c'e' qualcosa che non va... e non basta dirsi che tutto passera', perche' non succdera'.

Essere presenti, a volte, diventa un'amicizia con se stessi... succede che diventi amico con qualcuno che non esiste, con una persona che il tuo amico o amica non vuol diventare.

Diventa una tortura, una continua richiesta in virtu' di un'ideale che - per primo - non stai coltivando.

L'amicizia significa solo amicizia.

Richiedere la presenza di qualcuno e' un'esigenza che puo' coesistere con l'amicizia, ma che non le corrisponde.

Poi nessuno ti vieta di definire inaccettabili determinate persone o atteggiamenti... ma quello e' un discorso tutto diverso. ;-)
Considero l'amicizia come una sensazione maggiore, una relazione di tipo spirituale di un “Io” e un “Tu” che mettono in comune la propria intimita’.
Solidamente basata su quei valori vitali che l’hanno determinata, quali fiducia, lealta’, onesta’, e che ambisce il Bene comune di entrambi i soggetti.

E’ una relazione che nasce in modo naturale, per caso, per interessi o esperienze comuni, o semplicemente per simpatia. :)
Solitamente questo e’ solo il punto di partenza. L’inizio.

Per sopravvivere deve diventare per entrambi intenzionale. Deve poter crescere. Dare la possibilita’ di conoscere meglio se stessi e scoprire chi e’ l’altro, naturalmente se lui/lei vorra’ farsi conoscere. :)

Si deve coltivare, richiede sforzo, tempo, la condivisione degli stessi valori e l’intenzione di investire del proprio.

Dovrebbe potersi protrarre nel tempo, fortificandosi, nonostante la lontananza, le divergenze, le diverse decisioni che ognuno di noi deve sempre essere libero di prendere in totale autonomia.

Proprio per questo, l'amicizia non è uguale con tutti. Con qualcuno sarà maggiore e con altri minore.
In questo, se non costruisci dei rapporti troppo esclusivi, che portano alla chiusura, non credo ci sia nulla di male.

Ma forse, il problema e’ solo mio. Proprio per questa mia considerazione della “vera amicizia”, mal sopporto l’abbandono, inteso come disfacimento di un rapporto di fiducia, a cui io ho dato molto e, si spera altrettanto ricevuto.

Comunque sia, pago il mio essere pretenziosa.

Nonostante tutto, credo nelle sorprese inaspettate. :*
Su... take a deep breath... lo sai pure tu che le declinazioni di dovere non hanno alcun senso nel mondo reale. Soprattutto non danno alcun vantaggio.

Rinunciare ai benefici di un rapporto che "dovrebbe ma non fa" e' un suicidio relazionale. :-)

Ma che te lo dico a fare? ;-)

Guarda, da un paio di giorni vivo immerso nel mio senso dell'umorismo... pare che la mia intolleranza alla **CAFFEINA** si sia cronicizzata... mi schizza a mille la pressione, quindi mai piu' caffe, the, coca cola o affini.
Sono a casa per due giorni a farmi passare gli strascichi della fase acuta (dice il doc che con 97 / 170 e' meglio non andare in giro) e poi potro' ricominciare a vivere con sempre piu' ottimismo. Vabbe'...
Just remember...to start breathing again. :D

OMG...così ora...astinenza da caffeina?...
Ma dico, sarebbe troppo chiedere un’intolleranza, che so, alle cime di rapa?

Capisco lo sconforto...sogno nutella ed affini tutti i giorni, (i festivi con bonus a carico), ma se decidessi di avvicinarmi nuovamente al cacao, il curatore del mio decadimento fisico mi ha promesso 100 sferzate col gatto a nove code e un confortevole loculo entro i 40 anni...intollerante pure all’intolleranza...bah...

L’ipertensione è una subdola bestia da affrontare...simil vipera, e non si scherza con certi rettili.

Così, coccolati a casa, riposati, dormi e sogna...(how cute is this sleeeeeepy puppy?)...per la ricarica di ottimismo hai sempre a disposizione il grande Tonino e l’amico Gianni...quando deciderai di chiamarli, fammi un fischio, che magari dividiamo la spesa. ;P


Hehehehe... Tonino e Gianni anytime!! :-)

Ti piaccio nel mio nuovo Avatar? :D
E' una fotografia un po' vecchiotta, ma lo Sleepin' Buddah rulla... ;-)
'sera.
Questo post essenzialmente è frutto del caso, nel senso ke visto ke senza proxy ho raggiunto il Lj mi sono detto ke nn potevo nn rispondere.
Era un segno di qualcuno.
Una indicazione stradale sbagliata, come i cartelli con il limite da 50 km/ora in Norvegia (!).

Cmq, or come ora nn so ke dirti, JaD è cambiato come disse (insinuò?) qualcuno....

ok, vo a ninna ke domani devo rimanere in piedi 14 ore e nn sono più allenato :|

Magari dopo domani, o dopo dopo domani ti rispondo con qualcosa di sensato, anke se ciò mi costringerà ad accedere al Lj da un proxy anonimo..:)
cya ;)
Se rispondi con qualcosa di sensato non sei tu dietro al proxy.
monkey

March 2010

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